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Tavel è un territorio che ci incuriosiva da tempo, ma nel quale, L’Anglore a parte, abbiamo sempre fatto fatica a trovare esattamente quello che cercavamo. Tanti vini estremamente succosi, immediati, giocati sul frutto e sulla bevibilità, ma spesso con poca materia e poca profondità. In poche parole, a volte più “succhi di frutta” che grandi vini.
Poi abbiamo assaggiato i vini di Alexandre Hote.
E qui abbiamo finalmente trovato quello che stavamo cercando: il frutto e l'energia di Tavel, ma accompagnati da materia, struttura, profondità e precisione. Vini liberi e incredibilmente bevibili, senza rinunciare alla sostanza.
Alexandre nasce in una famiglia di viticoltori e lavora per circa vent'anni nelle vigne di famiglia, le cui uve venivano conferite alla cooperativa locale.
Un passaggio fondamentale del suo percorso è però l'esperienza al fianco di Éric Pfifferling, de L’Anglore, uno dei vignaioli che più di tutti ha rivoluzionato l'identità contemporanea di Tavel e del vino naturale nel Rodano.
È qui che Alexandre si forma e sviluppa una parte importante della propria sensibilità di vignaiolo, imparando un approccio basato su fermentazioni naturali, poca manipolazione e ricerca costante di energia e bevibilità, senza perdere l'identità del territorio.
Parallelamente inizia a sperimentare con piccole vinificazioni nel proprio garage, fino a quando, nel 2019, a quarant'anni, decide di fare il salto e creare il Domaine Alexandre Hote.
Oggi lavora circa 4,5 ettari tra Tavel e Lirac, con vecchie vigne, molte allevate ad alberello, su un mosaico di terroir composto da sabbia, calcare, lauzes e galets roulés, i grandi ciottoli caratteristici di questa parte del Rodano meridionale.
Le varietà sono quelle storiche del territorio, principalmente Grenache, Cinsault e Syrah.
Alexandre fa praticamente tutto da solo.
Le vigne sono biologiche, lavorate prevalentemente a mano, con un'attenzione particolare ai cicli naturali e ad alcuni principi della biodinamica. Le vendemmie sono manuali.
Anche in cantina tutto è ridotto all'essenziale: un torchio verticale, qualche vasca d'acciaio e poche barrique.
L'obiettivo è manipolare il vino il meno possibile. I movimenti vengono effettuati per gravità, le fermentazioni partono spontaneamente e ogni parcella viene seguita separatamente prima degli assemblaggi.
Un approccio apparentemente semplice, dietro al quale c'è però una ricerca continua della precisione e dell'equilibrio.
Nei vini di Alexandre si percepisce inevitabilmente la scuola de L’Anglore, ma non siamo davanti a una semplice imitazione che risulterebbe banale.
C'è quella stessa energia, libertà e incredibile bevibilità, ma accompagnata da qualcosa che per noi è fondamentale: materia e profondità.
Sono vini succosi e immediati, ma allo stesso tempo pieni, complessi e gastronomici. Hanno il calore e il frutto del Rodano meridionale, mantenendo freschezza, tensione e precisione.
Ed è esattamente quello che cercavamo a Tavel.
Non volevamo semplicemente un altro rosso o rosato naturale del Sud della Francia. Cercavamo un grande vino, capace di essere libero e bevibile senza diventare solamente succo di frutta.
Con Alexandre Hote pensiamo di averlo trovato.
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