Domaine des Feytaux

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Ci sono vignaioli che ereditano una storia e altri che decidono di crearne una nuova. Pierre Pelfrène appartiene decisamente alla seconda categoria.

Originario di Lentiol, in Isère, tra la plaine de la Bièvre e i Chambarans, Pierre non nasce vigneron. Dopo aver lavorato come educatore nel sociale, nel 2010 decide di cambiare completamente vita e di tornare verso la terra. L'incontro con la viticoltura arriva poco dopo e, soprattutto, con quel piccolo movimento di vignaioli che in Isère sta cercando di riportare alla luce un patrimonio ampelografico alpino che rischiava di scomparire.

Nel 2015 nasce il Domaine des Feytaux e dal 2017 Pierre comincia a piantare le proprie vigne a Lentiol, scegliendo di mettere al centro del progetto uno dei vitigni più rari e identitari della regione: la Verdesse.

Qui siamo a circa 400 metri di altitudine, in un settore dell'Isère dove la viticoltura era praticamente scomparsa. I terreni portano ancora chiaramente i segni dell'antica attività glaciale: morene e depositi ricchi di galets, ciottoli trasportati e depositati nel corso del tempo, che caratterizzano fortemente queste parcelle. Nei vini di Pierre ritroviamo una sensazione minerale particolarmente evidente, grande tensione e soprattutto una salinità finale che rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del domaine.

Il lavoro in vigna è condotto in agricoltura biologica e biodinamica, con certificazione Demeter. Anche in cantina l'approccio rimane estremamente essenziale: fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, nessun intervento superfluo e quantità minime di solforosa, utilizzata solamente quando Pierre la ritiene necessaria.

Ad oggi la produzione complessiva si aggira solamente intorno alle 5.000-7.000 bottiglie all'anno: numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa la dimensione artigianale del Domaine des Feytaux. Parliamo di vere e proprie microproduzioni, realizzate in quantità estremamente limitate.

Attualmente la produzione commercialmente significativa è concentrata essenzialmente su una sola cuvée. Le nuove vigne sono infatti entrate in produzione soltanto recentemente e le quantità delle altre cuvée rimangono ancora estremamente ridotte.

Circa l'80% della produzione viene esportato in Asia, con il Giappone come primo mercato. Pierre, inoltre, non si appoggia a una rete commerciale o ad agenti: è lui stesso a gestire direttamente la vendita e le allocazioni dei propri vini. Una scelta che mantiene il domaine volutamente piccolo e rende queste bottiglie ancora più difficili da trovare.

Anche la disponibilità destinata all'Italia riflette perfettamente questa dimensione: la nostra allocazione è di appena 150 bottiglie all'anno.

Stiamo parlando, senza troppi giri di parole, di uno dei vini bianchi più buoni e interessanti che possiate trovare oggi sul mercato italiano e francese. Un vino raro non soltanto nei numeri, ma soprattutto per identità e qualità. E siamo convinti che, se non fosse per la grande umiltà di Pierre e per la sua volontà di mantenere un rapporto diretto e umano con chi vende le sue bottiglie, questi vini sarebbero già oggi oggetto di ben altre speculazioni.

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